“Il tempo in famiglia… ai tempi del Coronavirus”

“Il tempo in famiglia… ai tempi del Coronavirus”

 

 

 

 

 

 

 

Il periodo che stiamo vivendo ci costringe a fermarci, a sostare, a stare.
I pensieri in questi giorni affollano la mente e portano con sé preoccupazioni e ansie legate al presente e al futuro. La situazione di isolamento a cui siamo costretti, a volte ci fa sentire soli e un po’ spaesati, tutto questo è normale, così come lo sono le emozioni di rabbia, paura e tristezza.
Quello che stiamo vivendo è difficile ma è anche una grande occasione, non possiamo controllare quello che avviene intorno a noi, non del tutto, ma possiamo trovare il modo migliore di gestire questa situazione, attivando tutte le nostre risorse e, perché no, riscoprendone di nuove
Il Coronavirus, la sua diffusione, i rischi che porta con sé, preoccupano e allarmano, per questo è importante fidarsi di tutti i professionisti che stanno affrontando questa battaglia, quotidianamente e con fatica. Possiamo agevolare il loro lavoro, anche da casa, aiutandoli nel duro compito del contenimento della diffusione, attenendoci il più possibile alle indicazioni e disposizioni date.
E noi cosa possiamo fare? Possiamo proteggerci, proteggere le persone vicino a noi e soprattutto possiamo riscoprire il valore del tempo e utilizzarlo al meglio.
Questo è il momento in cui possiamo prenderci cura di noi, del nostro nucleo famigliare, dei nostri bimbi, piccoli, grandi o … in arrivo.
Questo è il tempo in famiglia.
Un tempo in cui ognuno avrà bisogno di spazi in cui esprimere e scaricare le proprie emozioni, a volte raccontando, cercando quindi una condivisione, oppure in solitaria ma all’interno di un sistema familiare che contenga e faccia da sostegno in un periodo così destabilizzante. Come genitori abbiamo il compito di accogliere, ascoltare, rassicurare i nostri figli. In risposta alle loro domande dobbiamo offrire loro informazioni semplici e chiare, raccontando sempre la verità, con parole diverse a seconda dell’età, ma pur sempre la verità. In parte può essere utile condividere vissuti e incertezze anche dei grandi per normalizzarle e affrontarle insieme.
In questi giorni spesso il tempo è sovraffollato di stimoli ed attività, tanto che alcune volte ci si può sentire in affanno all’idea di tutto quello che si potrebbe fare. Sarà importante, allora, anche se difficile, selezionare e identificare ciò che è affine alle predisposizioni e preferenze di ciascun componente della famiglia, selezionando spunti per piccole attività quotidiane e piccoli gesti tra i molteplici stimoli che il web ci offre.
In ultimo, come genitori, dobbiamo tenere a mente che non siamo solo i “presidiatori” della casa e delle nuove giornate, abbiamo bisogno di uno spazio anche per noi, di un tempo tutto nostro, come coppia e come persone singole, che ogni tanto sarà vitale riuscire a ritagliarsi nell’intreccio familiare. Il carico è notevole, per questo cerchiamo di scegliere qualcuno, di cui ci fidiamo, che in caso di necessità possa accogliere e contenere come ci sentiamo e quello che stiamo vivendo.

Un tempo sospeso che diventa tempo in famiglia, dove sarà prezioso potersi mettere in ascolto dei nostri bisogni e di quelli delle persone che abbiamo vicino, dove potremo selezionare e gestire al meglio i momenti della giornata, scandendoli ed organizzandoli, pensandoli e sfruttandoli, vivendoli e sentendoli.

 

IL TEMPO CON I BAMBINI

La casa, la famiglia è per i bambini lo spazio della sicurezza e lo è ancora di più in un momento in cui fuori succedono tante cose che non sono ben comprensibili e che fanno tanta paura.
La vicinanza stretta con mamma e papà per i bambini può anche essere un dato positivo, tanto da far sembrare la quarantena una vacanza! Avere i genitori a disposizione full time è un’occasione che non capita tutti i giorni. Per i genitori che hanno la fortuna di lavorare entrambi da casa dunque si tratta di mediare tra il lavoro e l’accudimento.
La gestione allora del TEMPO e degli spazi sarà necessaria affinchè si mantengano dei paletti tra il lavoro e la casa anche se si sta tutti insieme.

 

  • SCANDIRE IL TEMPO: la routine di cui si parla tanto in questi giorni, quella routine spesso data dagli orari di scuola e delle attività varie, ora va rimodulata con delle nuove regole che rispecchino la giornata in casa. Fondamentali sono quelle di base come la sveglia, gli orari dei pasti e la cura di sé, ma di uguale importanza sono poi quelle che delimitano le attività di studio, lavoro e gioco. Un’attenzione speciale va infine data ai tempi per la tv e per i vari di devices (tablet, ipad, ecc.), tutti strumenti che possono aiutarci a gestire i tempi e a proporre attività diverse ma che vanno ben strutturati affinchè non diventino motivo di continua conflittualità. In generale, può essere utile d limitare l’esposizione ai dispositivi multimediali a meno di un’ora al giorno, fino ai 5 anni, e a meno di due ore al giorno, fino agli 8 anni

 

  • STAFFETTA DEL TEMPO: per poter svolgere le attività scolastiche e il lavoro in smart working, anche in quelle case in cui sono presenti bimbi molto piccoli, può essere utile darsi dei turni tra mamma e papà, coinvolgendo magari, quando è possibile, anche i fratelli più grandi. Alternarsi in modo ordinato e programmato farà capire ai piccoli che ci sono delle attività che i grandi devono fare e che scandiscono ancora le giornate di tutti.

 

  • TEMPO SPECIALE: tutti ora abbiamo più tempo da condividere, da passare insieme. Questa è l’occasione di giocare, leggere, costruire, cucinare o fare qualsiasi attività che piaccia ai grandi e ai piccoli. Dedicare quindi un tempo della giornata, anche breve, alla scoperta di nuovi giochi o nuove attività, tempo che normalmente avremmo fatto fatica a trovare. Chi ha bimbi molto piccoli poi dovrà inevitabilmente dedicargli diversi momenti della giornata, proprio perché più bassa è l’età, minore è la capacità di giocare in autonomia. Con i bimbi piccoli sappiamo che la ripetitività dei giochi è necessaria, ma proporre ogni giorno una piccola novità o qualche variazione, creare quindi una scoperta nuova a cui affacciarsi, sarà sorprendente per i piccoli e liberatorio per i grandi.

 

  • TEMPO PERSO: perdere tempo sì, è l’occasione questa per perdere del tempo, annoiarsi un po’, rallentare i ritmi e non riempirci di attività da fare. La noia è un sentimento molto importante per l’uomo perché può diventare motore di nuove ricerche, terreno fertile per l’immaginazione, l’humus per lo sviluppo di una propria creatività. Anche quei bambini abituati a ritmi pressanti avranno la possibilità di ritrovarsi in un tempo di attesa di qualcos’altro, di qualcosa di nuovo, magari inventato da loro stessi. I momenti di noia sono inoltre necessari per poter metabolizzare le esperienze fatte, le informazioni raccolte nel corso della giornata, esperienza imprescindibile in un tempo così nuovo come questo del Coronavirus. Fermarsi ci darà la possibilità di scovare nuove idee e riflettere su noi stessi e il mondo.

 

Qui di seguito un semplice gioco da proporre ai bambini, che permette di riflettere e condividere come ci sentiamo.

 

IL TEMPO DEGLI ADOLESCENTI

La casa e la famiglia sono per l’adolescente un punto di partenza per scoprire il mondo. La forte spinta all’indipendenza e all’autonomia che contraddistingue questa età si scontra con la richiesta attuale di stare a casa. Inevitabilmente le mura domestiche possono diventare una prigione, amplificando quelle dinamiche conflittuali già presenti tra genitori e figli. Conflitto che a volte si esprime in piccole e grandi discussioni sulla convivenza, e sulla vita in genere, piuttosto che con un continuo isolamento in camera e con chiusura totale alla restante vita familiare.
Gli adolescenti sono nel loro bel mezzo di una crisi di sviluppo, non più bambini e non ancora adulti, sono lì che si attrezzano ad una nuova rinascita.
In questa evoluzione il TEMPO nell’adolescenza può essere vissuto come una corsa verso il futuro, pieno di aspettative e vitalità, che non può essere rallentato né tanto meno fermato. Al contempo spesso prende invece la connotazione di una pausa, di un’interruzione, del bisogno di fermarsi, di attendere e di isolarsi. Entrambi sono bisogni essenziali per la costruzione del proprio sé e dobbiamo tenerli sempre a mente, come genitori, nella loro inevitabile ambivalenza.
Per una convivenza diciamo sostenibile allora sarà necessaria un’organizzazione funzionale del tempo e dello spazio.

 

  • TEMPO IN FAMIGLIA: costruire insieme un planning casalingo per la condivisione delle nuove regole che scandiscono la nuova routine quotidiana, specificando bene i tempi condivisi (sveglia, pasti, uso del bagno, momento serale) e pensando accuratamente alla gestione degli spazi che ognuno nella casa può occupare in solitaria e di quelli invece adibiti a stare insieme. Le attività diurne ben strutturate conterranno l’ansia che tutti dobbiamo gestire in questa fase di emergenza e daranno maggiore stabilità ed equilibrio all’andamento della giornata. Ad esempio, si potrebbe dedicare la mattinata e il primo pomeriggio alle attività di didattica per i ragazzi e di lavoro per i genitori. Lasciare poi la fascia pomeridiana e preserale libera (da soli in stanza o con gli amici al telefono-video-chat o un’attività condivisa) per poi dedicare la cena e il dopocena allo stare insieme (cucinando, mangiando, guardando un fim, ecc.).

 

  • TEMPO IN SOLITARIA: per gli adolescenti è necessario avere dei momenti in solitudine, ma è utile anche per gli adulti. Se non c’è la possibilità di avere una stanza a disposizione a testa (ad esempio camere doppie con fratelli), si può pensare piuttosto a delle fasce orarie in cui, a turno, ognuno può chiudersi da solo a studiare o a lavorare o anche semplicemente a rilassarsi un po’.

 

  • TEMPO “SOCIAL”: in adolescenza il gruppo dei pari assume una notevole importanza, perché sostiene il processo di uscita dalla famiglia e di conquista della propria autonomia. La tecnologia, in questo momento, garantisce uno spazio di aggregazione virtuale che altrimenti, a fronte delle limitazioni imposte e delle angosce provate, rischierebbe di annullarsi. In questo momento la tecnologia sta veicolando messaggi molto positivi, di speranza e di sguardo verso il futuro. La scuola continua ad essere un punto di riferimento grazie alle nuove tecnologie che permettono la didattica a distanza. I social network diventano, ancora di più, strumento di supporto per sentirsi collegati e connessi agli amici evitando di uscire e aumentare il rischio di contagio. Il genitore può valorizzare la competenza del figlio adolescente nell’uso delle nuove tecnologie, per informarsi insieme a lui delle iniziative che via via stanno prendendo piede sul web, creando così un denominatore comune su cui si possono basare dei momenti di importante condivisione.

Qui  invece un divertente cartellone da stampare tratto dalla campagna per i ragazzi #SeEsciSeiFuori di Pepita Onlus, in collaborazione con la Fondazione Carolina.

 

In questo clima di straordinaria quotidianità questo articolo prova a proporsi come spunto di riflessione per la gestione del tempo e dello spazio, in un momento in cui tutto sembra troppo stretto o eccessivamente dilatato.
Quando invece a questa situazione di precarietà ed incertezza si aggiunge la fatica di disagi già preesistenti, il carico emotivo sarà ancora più complesso da gestire. Potrebbe essere utile, allora, confrontarsi con uno specialista, per poter affrontare situazioni che sono particolari e specifiche.
Per chi ne sentisse la necessità è possibile contattarci telefonicamente o via mail per concordare la possibilità di avere una consulenza specifica o di avviare un percorso di sostegno attraverso sedute in video-chiamata, modalità elettiva in questo momento di isolamento.

  Torino, 23 marzo 2020

 

A cura della dott.ssa Luisa Sale e della dott.ssa Paola Borgarello

Dott.ssa Luisa Sale

Psicologa – Psicoterapeuta

cell: 3459091981

email:luisellasale@gmail.com

www.studio-psicoterapia-torino.it
www.focusdsa.it

 

Dott.ssa Paola Borgarello

Psicologa – Psicoterapeuta

cell: 3284587335

email: paolaborgarello@hotmail.com

www.psicoterapiaborgarello.it

 

Emozioni e vissuti intorno al mondo DSA

Il Disturbo Specifico di Apprendimento (DSA) è un disturbo del neurosviluppo che interferisce nell’apprendimento delle principali abilità accademiche, come lettura (DISLESSIA), scrittura (DISGRAFIA e/o DISORTOGRAFIA), calcolo (DISCALCULIA), con conseguenze importanti anche di tipo relazionale, emotivo e sociale.

Quando non c’è il riconoscimento delle difficoltà specifiche con una diagnosi precoce i vissuti dei bambini e ragazzi con DSA possono variare intorno a:

  • bassa autostima e senso di inadeguatezza;
  • demotivazione e scarso interesse verso le attività didattiche ed extra-scolastiche;
  • rabbia e atteggiamenti oppositivi e provocatori;
  • somatizzazioni del disagio vissuto.

Sembra quasi inevitabile per i bambini DSA, che affrontano lunghi e difficili percorsi scolastici senza la consapevolezza delle proprie difficoltà, fare i conti con una bassa autostima e scarsa fiducia in se stessi. Spesso il mettersi a confronto con gli altri compagni attiva sentimenti di vergogna, ansia e insicurezza. Capita che alcuni bimbi risolvano il loro disagio evitando proprio le interazioni con gli altri, arrivando all’ isolamento volontario. Delle volte invece ci si trova davanti ad un isolamento quasi forzato, conseguente ad atti di bullismo di cui i bambini DSA sono delle volte vittime.

Ma proviamo a metterci nei loro panni e immaginiamo la loro quotidianità. Passano la maggior parte della giornata in un contesto in cui viene loro richiesto di svolgere dei compiti: a scuola (830-1630) e fuori (compiti a casa). Nella scuola vengono proposte attività che vivono come troppo complesse e astratte rispetto alle loro possibilità, e osservano che, invece, la maggior parte dei compagni sembra inserirsi bene o con poche difficoltà nelle attività proposte ottenendo buoni risultati. Sono esposti spesso a delle continue sollecitazioni da parte degli adulti di riferimento (insegnanti, parenti…) che esprimono frasi come : “stai più attento”, “impegnati di più”, “hai bisogno di esercitarti molto”, “non ti applichi abbastanza, non c’è altra spiegazione”, “non hai voglia”…

Se non adeguatamente riconosciuti e compensati, in breve tempo, possono vivere un forte vissuto di inadeguatezza, poiché giorno dopo giorno, si trovano a fare i conti con le loro difficoltà senza apparentemente poterci fare nulla.

Il risultato di solito è che non investono su loro stessi perché hanno uno scarso senso di auto-efficacia, rinunciando spesso per vergogna e alla fine ottenendo un livello di funzionamento inferiore rispetto alle loro potenzialità.

I bambini e i ragazzi possono trovarsi a fare i conti con quella che viene definita “impotenza appresa”. Si tratta di una teoria elaborata dallo psicologo Martin Seligman. Secondo la teoria, sulla base di alcuni esperimenti effettuati su alcune cavie di laboratorio, si può riscontrare come alcuni soggetti posti continuamente in condizioni sulle quali ritengono di non potere in alcun modo intervenire per controllarle e modificarle, tendono a sviluppare un senso di impotenza che può anche estendersi oltre l’evento specifico sperimentato.

Nel suo esperimento, il dottor Seligman aveva scoperto che un animale sottoposto ripetutamente a una scossa elettrica, senza alcuna possibilità da parte sua di evitarla, una volta messo nelle condizioni di poter fuggire dalla gabbia per evitare la scossa, non lo faceva. In pratica, l’animale aveva appreso che la situazione negativa era inevitabile e non dipendeva dal suo comportamento, per cui anche quando effettivamente poteva fuggire dalla situazione di pericolo, non faceva nulla per sottrarsi ad essa.

Con alcune varianti, l’esperimento fu esteso anche agli esseri umani. L’esito dell’esperimento fu lo stesso. L’impotenza appresa quindi è uno stato mentale in cui apprendi che non può essere fatto nulla per controllare o migliorare una data situazione. Il risultato è che non provi nemmeno a far nulla per cambiare la situazione che non ti sta più bene.

L’individuo spesso, in queste condizioni, incolpa sé stesso della situazione in cui si trova e dà un giudizio non modificabile di incapacità globale di sé. Talvolta il disagio è così elevato da annullare il soggetto ponendolo in una condizione emotiva di forte inibizione e chiusura.

Così ci si può trovare di fronte ad un bimbo che si rifiuta di leggere (se è dislessico), di scrivere (se è disgrafico) o che in generale evita tutte quelle attività che per gli altri sono semplici e automatiche. Sentiremo frasi come: «Ho studiato tutto il pomeriggio, ma ho preso un brutto voto. E’ inutile che studi!»

Iniziano così a pensare di essere stupidi e incapaci. Alcuni vanno su un versante depressogeno che porta, come abbiamo detto, alla rinuncia e al ritiro, mentre altri invece reagiscono al disagio con la rabbia. In questi casi ci troveremo di fronte a comportamenti provocatori ed un costante atteggiamento oppositivo.   Sembra che per questi bambini sia meglio, o forse meno peggio, essere considerati indisciplinati o svogliati piuttosto che incapaci e stupidi.

Ci sono poi quei bambini che non permettendosi di esprimere questo disagio in nessun modo, si ritrovano a fare i conti con manifestazioni psicosomatiche. Non ci sono parole per poter dire il proprio malessere ma è direttamente il corpo, attraverso cefalee, mal di pancia, insonnie o simili, a narrare il livello alto di stress.

Ma cosa possiamo fare?

Di fondamentale importanza nelle storie dei bambini o ragazzi DSA sono quegli adulti di riferimento (genitori o insegnanti) vicini al bambino, che si rendono conto delle difficoltà che attraversa e che si attivano per capire con lui cosa fare. E’ un primario fattore di protezione, infatti, in queste situazioni, avere qualcuno vicino, che non ti lasci solo ad affrontare dubbi e difficoltà, che ti sostenga e che ti rinforzi su tutti quegli aspetti in cui invece si è bravi (sia attività scolastiche che extra-scolastiche).

Una diagnosi precoce chiaramente permetterà di intervenire tempestivamente, migliorare la prognosi del disturbo e ridurre al minimo eventuali effetti del disturbo sulle variabili psicologiche, emotive e motivazionali. L’équipe che prenderà in carico la diagnosi dovrà lavorare affinché si crei una vera e propria rete tra famiglia e scuola.

E’ poi basilare rendere pienamente comprensibile ai bambini cos’è un DSA e cosa comporta. Comunicare la diagnosi di DSA ai bambini ha come prima funzione quella del riconoscimento. Si aprirà un percorso di consapevolezza delle proprie difficoltà, ma soprattutto della propria intelligenza e delle proprie risorse. I bambini impareranno a gestire meglio le proprie difficoltà e a sopperirle con gli strumenti compensativi e dispensativi. Impareranno soprattutto ad accettarsi e a credere in sé stessi.

E’ auspicabile infine che nelle scuole si inizi a parlare di DSA con tutti, anche con i bambini che non hanno questo problema, per debellare i soliti stereotipi e pregiudizi e per iniziare a lavorare, anche con gli insegnanti, su quella didattica inclusiva che prevede il lavoro con le specificità, rafforzandole e non negandole.

scritto dalla Dottssa Luisa Sale

 

Universitari in crisi: come ripartire e affrontare la fase di blocco.

Universitari in crisi: come ripartire e affrontare la fase di blocco.

Il passaggio dalla scuola superiore all’università per molti ragazzi è molto complesso. Cambiano diverse cose: la modalità di studio, di valutazione, l’ambiente, le persone, i professori. Per quelli fuori sede cambia anche la casa, gli amici, lo stile di vita e così via. Come tutte le situazioni di cambiamento e di crescita, anche il passaggio agli studi universitari può comportare delle difficoltà legate alla separazione da precedenti contesti di vita familiare e scolastica.L’ingresso nel mondo universitario rappresenta inevitabilmente una tappa decisiva verso il raggiungimento della propria autonomia.

Per questo spesso in questa fase di vita compaiono delle vere e proprie crisi. Affrontare tutti i cambiamenti insieme non è certo semplice e spesso dei fili si aggrovigliano non lasciando più quella lucidità necessaria per proseguire nella propria strada o per fermarsi e ri-partire.

Non si è più piccoli e non si è neanche più ragazzini. Si inizia a definire un’identità che sarà l’impronta di quella adulta. Le relazioni amicali e affettive sono fondanti in questo periodo di vita. Ma l’ambiente universitario delle volte non le facilita. L’università è più dispersiva ed è più complesso conoscersi e frequentarsi in modo continuativo. Per questo moltissimi studenti, sopratutto nei primi anni, si ritrovano un po’ da soli ad affrontare quel mondo nuovo tanto sognato e atteso.

Alcune volte superati gli ostacoli legati all’inserimento nel nuovo contesto, possono manifestarsi altri disagi a causa di problemi più direttamente legati allo studio che possono incidere sui risultati.Un metodo di studio sbagliato o delle difficoltà che fino a quel momento non erano emerse, a volte creano un blocco, arenando il piano di studi intorno allo stesso esame per mesi.

Una consulenza psicologica può aiutare quegli studenti che incontrano difficoltà nell’affrontare tutte quelle situazioni legate alla propria esperienza di vita universitaria, quali difficoltà di inserimento nel contesto universitario, o legate all’organizzazione del proprio tempo e al metodo di studio, o ancora relazionali con compagni e/o docenti, o infine di concentrazione, ansia, senso di inefficacia e calo motivazionale.

Uno ciclo di otto incontri individuali può creare quello spazio di ascolto focale e di chiarificazione, dove poter individuare insieme quelle strategie appropriate per gestire i disagi legati all’esperienza universitaria. L’obiettivo è che lo studente possa ripartire dal momento di crisi, riuscendo a gestire piano piano le proprie difficoltà in piena autonomia.

Sempre nello studio di c. Einaudi 59, a Torino, partirà a breve un gruppo di Photolangage per studenti universitari. Il Photolangage è un metodo che utilizza la fotografia come strumento di mediazione di pensiero, parole ed emozioni nel gruppo. Le sessioni settimanali di un’ora e un quarto, condotte da due psicologhe-psicoterapeute, sono fatte per un gruppo che può variare da cinque a otto persone. Di volta in volta, i partecipanti scelgono una foto in risposta alla domanda posta al gruppo e poi si apre un momento di scambio nel gruppo attraverso il racconto e il confronto sulle specifiche scelte. Nella seconda parte i diversi punti di vista si confrontano, scoprendo nuovi sguardi e nuove visioni a volte della stessa realtà. Il Photolangage esercita l’attenzione e l’ascolto attivo, favorendo la simbolizzazione, l’insight e l’accettazione delle diversità e della specificità. Il Photolangage aiuta a raccontarsi anche quando sembra di non avere più le parole. Grazie alle immagini si crea un canale parallelo che apre a contenuti spesso inediti o poco consapevoli. Si lavora anche qui a cicli di otto incontri.

Il primo colloquio è gratuito e si potrà valutare insieme se intraprendere un percorso individuale o di gruppo. I costi sono calmierati sia per il percorso individuale sia per il laboratorio di gruppo.

Si valutano anche consulenze online, attraverso videochiamate (Skype, Whatsapp o simili).

Per maggiori informazioni telefonate al 3459091981 o scrivete a luisellasale@gmail.com.

Quando parliamo di TRAUMA e cosa si può fare. La terapia con EMDR.

Quando parliamo di TRAUMA e cosa si può fare. La terapia con EMDR.

Esistono diverse forme di esperienze potenzialmente traumatiche a cui può andare incontro una persona nel corso della sua vita. Esistono i “piccoli traumi” o “t”, ovvero quelle esperienze soggettivamente disturbanti che sono caratterizzate da una percezione di pericolo non particolarmente intensa. Si possono includere in questa categoria eventi come un’umiliazione subita o delle interazioni brusche con delle persone significative durante l’infanzia. Accanto a questi traumi di piccola entità si collocano i traumi T, ovvero tutti quegli eventi che portano alla morte o che minacciano l’integrità fisica propria o delle persone care. A questa categoria appartengono eventi di grande portata, come ad esempio disastri naturali, abusi, incidenti etc.

Qui sotto due video che ci mostrano anche che cosa avviene davvero nella terapia con EMDR
sia con gli adulti che con i bambini.

www.emdr.it

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/emdr-strumento-psicoterapia-traumi-medicina-33-video-2a918950-702a-44fe-9473-bb427d631edf.html