“Il tempo in famiglia… ai tempi del Coronavirus”

“Il tempo in famiglia… ai tempi del Coronavirus”

 

 

 

 

 

 

 

Il periodo che stiamo vivendo ci costringe a fermarci, a sostare, a stare.
I pensieri in questi giorni affollano la mente e portano con sé preoccupazioni e ansie legate al presente e al futuro. La situazione di isolamento a cui siamo costretti, a volte ci fa sentire soli e un po’ spaesati, tutto questo è normale, così come lo sono le emozioni di rabbia, paura e tristezza.
Quello che stiamo vivendo è difficile ma è anche una grande occasione, non possiamo controllare quello che avviene intorno a noi, non del tutto, ma possiamo trovare il modo migliore di gestire questa situazione, attivando tutte le nostre risorse e, perché no, riscoprendone di nuove
Il Coronavirus, la sua diffusione, i rischi che porta con sé, preoccupano e allarmano, per questo è importante fidarsi di tutti i professionisti che stanno affrontando questa battaglia, quotidianamente e con fatica. Possiamo agevolare il loro lavoro, anche da casa, aiutandoli nel duro compito del contenimento della diffusione, attenendoci il più possibile alle indicazioni e disposizioni date.
E noi cosa possiamo fare? Possiamo proteggerci, proteggere le persone vicino a noi e soprattutto possiamo riscoprire il valore del tempo e utilizzarlo al meglio.
Questo è il momento in cui possiamo prenderci cura di noi, del nostro nucleo famigliare, dei nostri bimbi, piccoli, grandi o … in arrivo.
Questo è il tempo in famiglia.
Un tempo in cui ognuno avrà bisogno di spazi in cui esprimere e scaricare le proprie emozioni, a volte raccontando, cercando quindi una condivisione, oppure in solitaria ma all’interno di un sistema familiare che contenga e faccia da sostegno in un periodo così destabilizzante. Come genitori abbiamo il compito di accogliere, ascoltare, rassicurare i nostri figli. In risposta alle loro domande dobbiamo offrire loro informazioni semplici e chiare, raccontando sempre la verità, con parole diverse a seconda dell’età, ma pur sempre la verità. In parte può essere utile condividere vissuti e incertezze anche dei grandi per normalizzarle e affrontarle insieme.
In questi giorni spesso il tempo è sovraffollato di stimoli ed attività, tanto che alcune volte ci si può sentire in affanno all’idea di tutto quello che si potrebbe fare. Sarà importante, allora, anche se difficile, selezionare e identificare ciò che è affine alle predisposizioni e preferenze di ciascun componente della famiglia, selezionando spunti per piccole attività quotidiane e piccoli gesti tra i molteplici stimoli che il web ci offre.
In ultimo, come genitori, dobbiamo tenere a mente che non siamo solo i “presidiatori” della casa e delle nuove giornate, abbiamo bisogno di uno spazio anche per noi, di un tempo tutto nostro, come coppia e come persone singole, che ogni tanto sarà vitale riuscire a ritagliarsi nell’intreccio familiare. Il carico è notevole, per questo cerchiamo di scegliere qualcuno, di cui ci fidiamo, che in caso di necessità possa accogliere e contenere come ci sentiamo e quello che stiamo vivendo.

Un tempo sospeso che diventa tempo in famiglia, dove sarà prezioso potersi mettere in ascolto dei nostri bisogni e di quelli delle persone che abbiamo vicino, dove potremo selezionare e gestire al meglio i momenti della giornata, scandendoli ed organizzandoli, pensandoli e sfruttandoli, vivendoli e sentendoli.

 

IL TEMPO CON I BAMBINI

La casa, la famiglia è per i bambini lo spazio della sicurezza e lo è ancora di più in un momento in cui fuori succedono tante cose che non sono ben comprensibili e che fanno tanta paura.
La vicinanza stretta con mamma e papà per i bambini può anche essere un dato positivo, tanto da far sembrare la quarantena una vacanza! Avere i genitori a disposizione full time è un’occasione che non capita tutti i giorni. Per i genitori che hanno la fortuna di lavorare entrambi da casa dunque si tratta di mediare tra il lavoro e l’accudimento.
La gestione allora del TEMPO e degli spazi sarà necessaria affinchè si mantengano dei paletti tra il lavoro e la casa anche se si sta tutti insieme.

 

  • SCANDIRE IL TEMPO: la routine di cui si parla tanto in questi giorni, quella routine spesso data dagli orari di scuola e delle attività varie, ora va rimodulata con delle nuove regole che rispecchino la giornata in casa. Fondamentali sono quelle di base come la sveglia, gli orari dei pasti e la cura di sé, ma di uguale importanza sono poi quelle che delimitano le attività di studio, lavoro e gioco. Un’attenzione speciale va infine data ai tempi per la tv e per i vari di devices (tablet, ipad, ecc.), tutti strumenti che possono aiutarci a gestire i tempi e a proporre attività diverse ma che vanno ben strutturati affinchè non diventino motivo di continua conflittualità. In generale, può essere utile d limitare l’esposizione ai dispositivi multimediali a meno di un’ora al giorno, fino ai 5 anni, e a meno di due ore al giorno, fino agli 8 anni

 

  • STAFFETTA DEL TEMPO: per poter svolgere le attività scolastiche e il lavoro in smart working, anche in quelle case in cui sono presenti bimbi molto piccoli, può essere utile darsi dei turni tra mamma e papà, coinvolgendo magari, quando è possibile, anche i fratelli più grandi. Alternarsi in modo ordinato e programmato farà capire ai piccoli che ci sono delle attività che i grandi devono fare e che scandiscono ancora le giornate di tutti.

 

  • TEMPO SPECIALE: tutti ora abbiamo più tempo da condividere, da passare insieme. Questa è l’occasione di giocare, leggere, costruire, cucinare o fare qualsiasi attività che piaccia ai grandi e ai piccoli. Dedicare quindi un tempo della giornata, anche breve, alla scoperta di nuovi giochi o nuove attività, tempo che normalmente avremmo fatto fatica a trovare. Chi ha bimbi molto piccoli poi dovrà inevitabilmente dedicargli diversi momenti della giornata, proprio perché più bassa è l’età, minore è la capacità di giocare in autonomia. Con i bimbi piccoli sappiamo che la ripetitività dei giochi è necessaria, ma proporre ogni giorno una piccola novità o qualche variazione, creare quindi una scoperta nuova a cui affacciarsi, sarà sorprendente per i piccoli e liberatorio per i grandi.

 

  • TEMPO PERSO: perdere tempo sì, è l’occasione questa per perdere del tempo, annoiarsi un po’, rallentare i ritmi e non riempirci di attività da fare. La noia è un sentimento molto importante per l’uomo perché può diventare motore di nuove ricerche, terreno fertile per l’immaginazione, l’humus per lo sviluppo di una propria creatività. Anche quei bambini abituati a ritmi pressanti avranno la possibilità di ritrovarsi in un tempo di attesa di qualcos’altro, di qualcosa di nuovo, magari inventato da loro stessi. I momenti di noia sono inoltre necessari per poter metabolizzare le esperienze fatte, le informazioni raccolte nel corso della giornata, esperienza imprescindibile in un tempo così nuovo come questo del Coronavirus. Fermarsi ci darà la possibilità di scovare nuove idee e riflettere su noi stessi e il mondo.

 

Qui di seguito un semplice gioco da proporre ai bambini, che permette di riflettere e condividere come ci sentiamo.

 

IL TEMPO DEGLI ADOLESCENTI

La casa e la famiglia sono per l’adolescente un punto di partenza per scoprire il mondo. La forte spinta all’indipendenza e all’autonomia che contraddistingue questa età si scontra con la richiesta attuale di stare a casa. Inevitabilmente le mura domestiche possono diventare una prigione, amplificando quelle dinamiche conflittuali già presenti tra genitori e figli. Conflitto che a volte si esprime in piccole e grandi discussioni sulla convivenza, e sulla vita in genere, piuttosto che con un continuo isolamento in camera e con chiusura totale alla restante vita familiare.
Gli adolescenti sono nel loro bel mezzo di una crisi di sviluppo, non più bambini e non ancora adulti, sono lì che si attrezzano ad una nuova rinascita.
In questa evoluzione il TEMPO nell’adolescenza può essere vissuto come una corsa verso il futuro, pieno di aspettative e vitalità, che non può essere rallentato né tanto meno fermato. Al contempo spesso prende invece la connotazione di una pausa, di un’interruzione, del bisogno di fermarsi, di attendere e di isolarsi. Entrambi sono bisogni essenziali per la costruzione del proprio sé e dobbiamo tenerli sempre a mente, come genitori, nella loro inevitabile ambivalenza.
Per una convivenza diciamo sostenibile allora sarà necessaria un’organizzazione funzionale del tempo e dello spazio.

 

  • TEMPO IN FAMIGLIA: costruire insieme un planning casalingo per la condivisione delle nuove regole che scandiscono la nuova routine quotidiana, specificando bene i tempi condivisi (sveglia, pasti, uso del bagno, momento serale) e pensando accuratamente alla gestione degli spazi che ognuno nella casa può occupare in solitaria e di quelli invece adibiti a stare insieme. Le attività diurne ben strutturate conterranno l’ansia che tutti dobbiamo gestire in questa fase di emergenza e daranno maggiore stabilità ed equilibrio all’andamento della giornata. Ad esempio, si potrebbe dedicare la mattinata e il primo pomeriggio alle attività di didattica per i ragazzi e di lavoro per i genitori. Lasciare poi la fascia pomeridiana e preserale libera (da soli in stanza o con gli amici al telefono-video-chat o un’attività condivisa) per poi dedicare la cena e il dopocena allo stare insieme (cucinando, mangiando, guardando un fim, ecc.).

 

  • TEMPO IN SOLITARIA: per gli adolescenti è necessario avere dei momenti in solitudine, ma è utile anche per gli adulti. Se non c’è la possibilità di avere una stanza a disposizione a testa (ad esempio camere doppie con fratelli), si può pensare piuttosto a delle fasce orarie in cui, a turno, ognuno può chiudersi da solo a studiare o a lavorare o anche semplicemente a rilassarsi un po’.

 

  • TEMPO “SOCIAL”: in adolescenza il gruppo dei pari assume una notevole importanza, perché sostiene il processo di uscita dalla famiglia e di conquista della propria autonomia. La tecnologia, in questo momento, garantisce uno spazio di aggregazione virtuale che altrimenti, a fronte delle limitazioni imposte e delle angosce provate, rischierebbe di annullarsi. In questo momento la tecnologia sta veicolando messaggi molto positivi, di speranza e di sguardo verso il futuro. La scuola continua ad essere un punto di riferimento grazie alle nuove tecnologie che permettono la didattica a distanza. I social network diventano, ancora di più, strumento di supporto per sentirsi collegati e connessi agli amici evitando di uscire e aumentare il rischio di contagio. Il genitore può valorizzare la competenza del figlio adolescente nell’uso delle nuove tecnologie, per informarsi insieme a lui delle iniziative che via via stanno prendendo piede sul web, creando così un denominatore comune su cui si possono basare dei momenti di importante condivisione.

Qui  invece un divertente cartellone da stampare tratto dalla campagna per i ragazzi #SeEsciSeiFuori di Pepita Onlus, in collaborazione con la Fondazione Carolina.

 

In questo clima di straordinaria quotidianità questo articolo prova a proporsi come spunto di riflessione per la gestione del tempo e dello spazio, in un momento in cui tutto sembra troppo stretto o eccessivamente dilatato.
Quando invece a questa situazione di precarietà ed incertezza si aggiunge la fatica di disagi già preesistenti, il carico emotivo sarà ancora più complesso da gestire. Potrebbe essere utile, allora, confrontarsi con uno specialista, per poter affrontare situazioni che sono particolari e specifiche.
Per chi ne sentisse la necessità è possibile contattarci telefonicamente o via mail per concordare la possibilità di avere una consulenza specifica o di avviare un percorso di sostegno attraverso sedute in video-chiamata, modalità elettiva in questo momento di isolamento.

  Torino, 23 marzo 2020

 

A cura della dott.ssa Luisa Sale e della dott.ssa Paola Borgarello

Dott.ssa Luisa Sale

Psicologa – Psicoterapeuta

cell: 3459091981

email:luisellasale@gmail.com

www.studio-psicoterapia-torino.it
www.focusdsa.it

 

Dott.ssa Paola Borgarello

Psicologa – Psicoterapeuta

cell: 3284587335

email: paolaborgarello@hotmail.com

www.psicoterapiaborgarello.it

 

Quando parliamo di TRAUMA e cosa si può fare. La terapia con EMDR.

Quando parliamo di TRAUMA e cosa si può fare. La terapia con EMDR.

Esistono diverse forme di esperienze potenzialmente traumatiche a cui può andare incontro una persona nel corso della sua vita. Esistono i “piccoli traumi” o “t”, ovvero quelle esperienze soggettivamente disturbanti che sono caratterizzate da una percezione di pericolo non particolarmente intensa. Si possono includere in questa categoria eventi come un’umiliazione subita o delle interazioni brusche con delle persone significative durante l’infanzia. Accanto a questi traumi di piccola entità si collocano i traumi T, ovvero tutti quegli eventi che portano alla morte o che minacciano l’integrità fisica propria o delle persone care. A questa categoria appartengono eventi di grande portata, come ad esempio disastri naturali, abusi, incidenti etc.

Qui sotto due video che ci mostrano anche che cosa avviene davvero nella terapia con EMDR
sia con gli adulti che con i bambini.

www.emdr.it

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/emdr-strumento-psicoterapia-traumi-medicina-33-video-2a918950-702a-44fe-9473-bb427d631edf.html

Le emozioni primarie

Le emozioni primarie

Dopo il film della Pixar “Inside out” si parla tanto di emozioni. Proviamo a ripensarle tramite questo articolo dal sito www.stateofmind.it:

Le emozioni primarie sono emozioni innate e sono riscontrabili in qualsiasi popolazione, per questo sono definite primarie  ovvero universali. Le emozioni secondarie, invece, sono quelle che originano dalla combinazione delle emozioni primarie e si sviluppano con la crescita dell’individuo e con l’interazione sociale.

Costantemente proviamo tante emozioni, una vasta gamma, che varia da quelle positive a quelle negative. Fondamentalmente, cos’è un’emozione, di cosa si tratta? Proviamo, dunque, a fare un viaggio in questo mondo, esplorando più da vicino queste sconosciute che ci accompagnano per tutta la giornata … e nella vita.

L’emozione consiste in una serie di modificazioni che avvengono nel nostro corpo sia a livello fisiologico, alterazioni respiratorie e cardiache, sia di pensieri, ad esempio: “… che paura… ” o “… non c’è speranza…”, sia reazioni comportamentali, come il fuggire o gridare o alterazioni della mimica facciale, che il soggetto utilizza in risposta a un evento.

Sicuramente, se domani dovesse esserci una interrogazione da affrontare o un compito scritto, un verifica insomma, potrei provare ansia, paura, dovuta al fatto che non so bene come potrebbe andare, di non aver studiato abbastanza, di non sapere esattamente quali domande saranno affrontate e quali potrebbero essere i risultati ottenuti. In questo caso, si possono avvertire una serie di modificazioni a carico del fisico, come le farfalle allo stomaco, la secchezza delle fauci, mal di testa, respiro affannoso e così via. Si tratta di indicatori riguardanti stato di incertezza che si sta affrontando, perché le aspettative che si hanno sono distanti dalla realtà.

In tanti hanno studiato le emozioni cercando di definirle e categorizzarle, ma oggi vorrei porre l’accento sul lavoro messo a punto da Ekman nel 2008. Questo psicologo americano racconta di essere stato in un remoto villaggio sulle alture della Papua Nuova Guinea per studiare gli abitati del posto e verificare se fosse possibile riscontrare anche tra loro le stesse emozioni provate da altri popoli. Gli indigeni, i Fore, popolo pre-letterario, alla vista di Ekman che mangiava del cibo a loro sconosciuto rimasero stupiti. In particolare uno di loro rimase a guardare Ekman con una particolare espressione. Lo studioso entusiasta della loro reazione, fotografò l’espressione di disgusto evidenziata sul volto di questo membro della tribù e scrisse: “La fotografia illustra che l’uomo è disgustato dalla vista e dall’odore del cibo che io consideravo appetitoso” (p. 177). Questo è solo uno dei tanti esempi riferiti dallo scienzato.

Fu proprio seguendo questa Tribù che Ekman poté notare come le espressioni di base fossero universali perché riscontrabili in popolazioni diverse, anche in quella dei Fore che è isolata dal resto del mondo. Così decise di stilare una lista di emozioni divise in primarie e secondarie.

Le emozioni primarie o di base sono:

1. rabbia, generata dalla frustrazione che si può manifestare attraverso l’aggressività;

2. paura, emozione dominata dall’istinto che ha come obiettivo la sopravvivenza del soggetto ad una situazione pericolosa;

3. tristezza, si origina a seguito di una perdita o da uno scopo non raggiunto;

4. gioia, stato d’animo positivo di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri;

5. sorpresa, si origina da un evento inaspettato, seguito da paura o gioia;

6. disprezzo, sentimento e atteggiamento di totale mancanza di stima e disdegnato rifiuto verso persone o cose, considerate prive di dignità morale o intellettuale;

7. disgusto, risposta repulsiva caratterizzata da un’espressione facciale specifica.

 

Queste sono emozioni innate  e sono riscontrabili in qualsiasi popolazione, per questo sono definite primarie  ovvero universali. Le emozioni secondarie, invece, sono quelle che originano dalla combinazione delle emozioni primarie e si sviluppano con la crescita dell’individuo e con l’interazione sociale.

Esse sono:

– allegria, sentimento di piena e viva soddisfazione dell’animo;

– invidia, stato emozionale in cui un soggetto sente un forte desiderio di avere ciò che l’altro possiede;

– vergogna, reazione emotiva che si prova in conseguenza alla trasgressione di regole sociali;

– ansia, reazione emotiva dovuta al prefigurarsi di un pericolo ipotetico, futuro e distante;

– rassegnazione, disposizione d’animo di chi accetta pazientemente un dolore, una sfortuna;

– gelosia, stato emotivo che deriva dalla paura di perdere qualcosa che appartiene già al soggetto;

– speranza, tendenza a ritenere che fenomeni o eventi siano gestibili e controllabili e quindi indirizzabili verso esiti sperati come migliori;

– perdono, sostituzione delle emozioni negative che seguono un’offesa percepita (es. rabbia, paura) con delle emozioni positive (es. empatia, compassione);

– offesa, danno morale che si arreca a una persona con atti o con parole;

– nostalgia, stato di malessere causato da un acuto desiderio di un luogo lontano, di una cosa o di una persona assente o perduta, di una situazione finita che si vorrebbe rivivere;

– rimorso, stato di pena o turbamento psicologico sperimentato da chi ritiene di aver tenuto comportamenti o azioni contrari al proprio codice morale;

– delusione, stato d’animo di tristezza provocato dalla constatazione che le aspettative, le speranze coltivate non hanno riscontro nella realtà.

Quindi, le seconde sono delle emozioni più complesse e hanno bisogno di più elementi esterni o pensieri eterogenei per essere attivate.

Bene, siamo giusti alla fine di questo piccolo viaggio. Alla prossima avventura nel mondo della psicologia!

 

ARTICOLO CONSIGLIATO:

Naruto: il cartone animato che aiuta a pensare le emozioni difficili

 

BIBLIOGRAFIA:

Una guida per i DSA

Una guida per i DSA

Dal sito www.psicologiaescuola.it

“Come leggere la dislessia e i DSA”, a cura di Giacomo Stella e Luca Grandi, oggi arrivata alla quarta ristampa, è la prima guida in Italia rivolta agli insegnanti che vogliono prepararsi per affrontare i DSA in classe.
Guida DSA.png

La guida Come leggere la dislessia e i DSA, a cura di Giacomo Stella e Luca Grandi, Giunti Scuola, Firenze 2011.

“Ma siamo sicuri che sia dislessico?”. “Ma no, i dottori si sono sbagliati, questo bambino non ha nessun DSA, è solo svogliato”. “Come si fa a capire se è solo un po’ indietro nello sviluppo o se ha un DSA?”. Queste domande e affermazioni si sentono spesso nei corridori scolastici, pronunciate da genitori preoccupati e talvolta da insegnanti. E in ogni classe è altamente probabile ci sia almeno un bambino con DSA, di livello più o meno severo.

Continue reading